
IMPERIAL TRIUMPHANT
"Inceste"
"Inceste"
[REDEFINING DARKNESS RECORDS 2016]
Immaginate un assorto De Sade vagare per le vie fumose e lerce di una New York fredda e graveolente. Immaginatelo approcciarsi a una delle numerose prostitute presenti nelle vie di questa decadente città e infine, immaginate il marchese chiuso in un asettico appartamento della Grande (marcia) Mela intrattenersi con decine di queste donne, strafatto e succube dei più infimi, lussuriosi giochi sadici, da lui stesso resi famosi nelle sue varie opere.
Questo, a grandi linee, è quel che i nostri Imperial Triumphant hanno voluto render in musica con questo “Inceste”, Ep di appena 4 canzoni, 20 minuti di sperimentale black metal tanto caro alla scuola francese. Attivi da una decina di anni, gli I.T. hanno rilasciato l’anno scorso questo lavoro per l’americana Redefining Darkness, seguito degno del loro precedente Full, quel “Abyssal Gods” che consiglio vivamente di ascoltare quanto prima.
In questo Ep i nostri sviluppano un lavoro compositivo ed esecutivo di altissimo livello; come detto, dal solco creato dai soliti nomi noti della scena francese (vabbè se proprio volete i nomi parliam dei mostri sacri Deathspell Omega e Blut aus Nord), gli Imperial Triumphant sviluppano un concept compositivo particolare, decisamente più sperimentale e meno ortodosso dei nostri eroi francesi, vagando ampiamente tra sfuriate black metal, tecnicismi death metal, acidissimo jazz allucinogeno e ricami che oserei definire “neoclassici”. Non quindi un’ennesima clone-band, ma un progetto che ha saputo prender da queste linee guida una propria direzione, diventando una realtà a sé stante. Particolare e stupendo è l’utilizzo del “tremolo” in quasi tutte le canzoni, una chicca questa che riesce a trasmettere chiaramente quella sensazione di follia e degrado morale. L’intro, un barocco e putrido incipit verso le più sordide e licenziose perversioni umane ci accoglie e spinge verso quel che poi diventerà una tempesta dissonante di chitarre, batteria, sax e voci bestiali, intese nel vero senso di animalità, un ruggito depravato, incontrollato, solitamente doppiato da altre voci possibilmente ancora più feroci e disturbate. I tre brani che seguono l’intro, seppur con titoli diversi e staccate, suonano come un'unica traccia. Non uno strumento risulta migliore o maggiormente curato degli altri, le chitarre tessono costantemente, senza alcuna sosta, una tela allucinata, dissonante, un incubo da cui è impossibile risvegliarsi (e onestamente da cui non ci si vuole risvegliare); la batteria è impressionante nel suo martellare, stuprare, torturare il nostro udito, un assalto all’arma bianca, una scarnificazione eseguita tramite rasoi arrugginiti.
Potrei stare qui ore, scrivere migliaia di righe nel tentativo di descrivere minuziosamente ogni minimo particolare di questo Ep, ricco com’è di sfaccettature, geniali trovate compositive che i nostri son risusciti a condensare in appena 20 minuti... vi rimando invece all’ascolto di questo piccolo capolavoro, un album che merita assoluta attenzione, soprattutto da parte di chi vuole sempre “scoprire” novità o godersi le idee sperimentali di queste realtà musicali.
Godetevi questo incubo lussurioso e…occhio alle erezioni incontrollate.
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