
Moonbearer, nuovo album per gli americani The Drowned God, è un'intensa tempesta emotiva che ci scuote dal torpore della vita quotidiana guidandoci verso lidi oscuri carichi di sofferenza dove la speranza viene inghiottita in un profondo abisso di angoscia dove le nostra urla cariche di rabbia vengono smorzate dalla solitudine.
Sette tracce sono i livelli di inquietudine e dolore che dobbiamo attraversare lungo questi quaranta minuti di Post/Hardcore raffinato e ottimamente arrangiato, in cui arpeggi al limite dell screamo dalle reminescenze indi si mescolano a schegge impazzite Post/Hardcore in cui le visioni intrise di desolazione e collera vengono vomitate e stuprate da una voce hardcore personale e sofferta.
A colpire in questo album è la personalità forte che il gruppo riesce ad imprimere alla sua musica facendo propria la lezione impartita dalla scena post negli ultimi anni riuscendo però a mantenere un'identità personale che non necessità paragoni con altri gruppi.
Wayworn apre il disco con un'anima fortemente Hardcore violenta e dissonante, puntando dritto sull'emozione della rabbia prima di lasciarsi andare alla disperazione della parte finale.
Ill'catch The Back Of Her Head prosegue nel passaggio dalla rabbia alla desolazione giocando su tempi medi e disperazione, accompagnandoci verso la splendida e sofferta Tomorrow Your Chest Cavity Will Be Alone dove dominano gli arpeggi sognanti evocati da una voce pulita che cresce col tempo verso un'urlo angosciato, descrivendo una vasta gamma di emozioni.
Darkness Comes Early Down Here alza di nuovo i toni con chitarre robuste dissonanti e maestose che dipingono scenari cupi e soffocanti dove duettano ancora ottimamente gli arpeggi e la voce.
Nighttime lips ci sorprende lasciando da parte la ruvidità hardcore e ricreando atmosfere rilassate molto vicine agli ultimi Deftones, ponendosi come una delle vette creative del disco.
Sundowning al contrario del brano precedente si riappropria della sua anima Post giocando ancora una volta sull'alternanza di arpeggi eleganti e chitarre acide.
A conclusione di questo lungo ed inquietante viaggio troviamo i tredici minuti della conclusiva Moon, lungo excursus nella disperazione attraverso le varie influenze del gruppo, tra arpeggi indie e tremoli post.
Non credo serva aggiungere molto, non lasciate che questo disco cada nel dimenticatoio,correte subito ad ascoltare e supportare uno dei migliori gruppi Post-core sulla scena.
No comments:
Post a Comment