
AMNIAC
"Matriarch"
[SELF 2017]
"Matriarch"
[SELF 2017]
"Matriach" è un possente macigno di sludge dalle reminescenze post- metal elaborato dalle menti dei greci Amniac, band nata nel 2010 e che aveva esordito nel 2014.
Cinque sono i brani che compongono questa nuova fatica, dall'alto minutaggio, in cui convivono monolitiche e fangose chitarre sludge che formano la struttura portante su cui gli Amniac costruiscono splendide melodie e fraseggi lisergici sognanti dal sapore melanconico che riportano alla mente il post-metal (i Cult Of Luna sono di sicuro una delle influenze).
"The Coven" apre il disco non al meglio, presentando infatti un brano molto canonico nel suo incedere sludge nonostante in alcuni fraseggi, che richiamano i Mastodon, recuperi in varietà e dinamicità ( molto interessante l'assolo presente a metà brano).
"Matriarch" alza decisamente il tiro, puntando meno sul lato sludge e sperimentando con arpeggi melodici e fraseggi post raffinati che coinvolgono da subito ed entrano subito in contatto con il lato emotivo di chi ascolta.
"Huntress Virgin Goddess" è invece un ottimo esempio di sludge maturo ed evoluto, un bulldozer che ci schiaccia con distorsioni violente che ricreano un' atmpsfera plumbea che esplode nella disperazione del finale melodico e arpeggiato.
Devadasi si apre con un arpeggio elegante e triste che esplode in un muro di chitarre spesse come la nebbia inglese, su cui il gruppo elabora trame ricche di sconforto e rabbia che devono ancora una volta molto ai primi Mastodon.
"Erebos" chiude il disco proseguendo sulla scia del brano precedenta, ovvero alternando chitarre arpeggiate a intensi riff sludge dalle tinte scure e dalle note epiche e mestose.
Matriarch è indubbiamente un buon disco sludge, sufficentemente dinamico ma ancora a tratti acerbo e troppo derivativo, ma lascia presagire un futuro roseo per l'esemble greco.
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