ANGAKOK
"Angakok"
[METALLIC MEDIA / SATANATH RECORDS / THE SMOKING GOAT RECORDS 2015]
Sludge, funeral, death, trovate voi un'etichetta per questo progetto Belga ed il loro LP. Non credo ci sia abbastanza spazio e voglia per scrivere tutti i generi che questo omonimo disco puo' raccogliere.
La matrice sludge e' chiaramente presente ed e' senza ombra di dubbio la piu' presente, tra tutti i cambi di riff, nella pesantezza della distorsione, nelle parti di batteria minimali con i suoi tom bassi ed opprimenti. La voce straziata si fa spazio tra emozioni marce e deliranti per raccontare trame di vita reale che son piu' vicine a pellicole degne delle migliori scene di "Faces Of Death".
Mentre i minuti passano e l'aria si fa piu' pesante, gli spazi sempre piu' ristretti, l'agonia sempre piu' vicina, i lamenti piu' disperati, la realta' decadente di questo mondo piu' opprimente, il drumming veloce e l'incedere delle chitarre ci riporta per un attimo alla superficie per un respiro affannato.
"Samsara" divide il disco in due ma allo stesso tempo unisce i quattro brani iniziali con la seconda parte dell'LP. Ci si ritrova spettatori di uno scenario post-atomico dove fumi e radiazioni ancora si alzano dal terreno bruciato per mostrarci cosa ci sta aspettando.
Verso la meta' di questo brano, la band dimostra una luce diversa nelle composizioni, un sound propenso a creare uno stato di rassegnazione piuttosto che continuare un processo di annichilimento dell'ascoltatore senza senso. La pesantezza della distorsione assume un aspetto diverso mentre il minimal riffing e' li per rafforzare il suono invece che appesantirlo.
Parti piu' "heavy" si affacciano nell'insieme e la batteria piu' meccanica nel suo avanzare.
Quando "Trust My Scorn" sale a galla, fuori dal nulla, come un corpo che galleggia in un mare in tempesta, gli Angakok finalmente riescono a dar spazio ad un'altra faccia del loro disco. La parte tragica, eppur accattivante, di un sound che ancora una volta e' mutato in un qualcosa di nuovo, come se seguisse un crescendo emozionale tramite un decrescendo di tensione.
Si ritorna qui ad un lento e ruvido momento degno delle parti piu' pesanti dei primi Corrupted.
L'anima noise, fetida ed infernale, che avvolge le canzoni nei vari intermezzi, intro ed outro, sigilla il tutto con un sapore putrido. "Empty Cup" e' il modo migliore per rappresentare questa seconda, terza o quarta identita' della band. Un lavoro schizofrenico, dalle molteplici sfumature, che non si limita ad esasperare un suono abusato ed un modo di suonare sludge che spesso, purtroppo, spinge troppo sulla distorsione invece che la sostanza.
Ci son senz'altro piccoli dettagli che andrebbero migliorati o rivisti. Allo stesso tempo, pero', questo disco d'esordio e' forse la maniera migliore e piu' genuina di ascoltare un'interessante realta' Europea. C'e' un gran potenziale negli Angakok e spero vivamente che non spariscano dalla circolazione.
La matrice sludge e' chiaramente presente ed e' senza ombra di dubbio la piu' presente, tra tutti i cambi di riff, nella pesantezza della distorsione, nelle parti di batteria minimali con i suoi tom bassi ed opprimenti. La voce straziata si fa spazio tra emozioni marce e deliranti per raccontare trame di vita reale che son piu' vicine a pellicole degne delle migliori scene di "Faces Of Death".
Mentre i minuti passano e l'aria si fa piu' pesante, gli spazi sempre piu' ristretti, l'agonia sempre piu' vicina, i lamenti piu' disperati, la realta' decadente di questo mondo piu' opprimente, il drumming veloce e l'incedere delle chitarre ci riporta per un attimo alla superficie per un respiro affannato.
"Samsara" divide il disco in due ma allo stesso tempo unisce i quattro brani iniziali con la seconda parte dell'LP. Ci si ritrova spettatori di uno scenario post-atomico dove fumi e radiazioni ancora si alzano dal terreno bruciato per mostrarci cosa ci sta aspettando.
Verso la meta' di questo brano, la band dimostra una luce diversa nelle composizioni, un sound propenso a creare uno stato di rassegnazione piuttosto che continuare un processo di annichilimento dell'ascoltatore senza senso. La pesantezza della distorsione assume un aspetto diverso mentre il minimal riffing e' li per rafforzare il suono invece che appesantirlo.
Parti piu' "heavy" si affacciano nell'insieme e la batteria piu' meccanica nel suo avanzare.
Quando "Trust My Scorn" sale a galla, fuori dal nulla, come un corpo che galleggia in un mare in tempesta, gli Angakok finalmente riescono a dar spazio ad un'altra faccia del loro disco. La parte tragica, eppur accattivante, di un sound che ancora una volta e' mutato in un qualcosa di nuovo, come se seguisse un crescendo emozionale tramite un decrescendo di tensione.
Si ritorna qui ad un lento e ruvido momento degno delle parti piu' pesanti dei primi Corrupted.
L'anima noise, fetida ed infernale, che avvolge le canzoni nei vari intermezzi, intro ed outro, sigilla il tutto con un sapore putrido. "Empty Cup" e' il modo migliore per rappresentare questa seconda, terza o quarta identita' della band. Un lavoro schizofrenico, dalle molteplici sfumature, che non si limita ad esasperare un suono abusato ed un modo di suonare sludge che spesso, purtroppo, spinge troppo sulla distorsione invece che la sostanza.
Ci son senz'altro piccoli dettagli che andrebbero migliorati o rivisti. Allo stesso tempo, pero', questo disco d'esordio e' forse la maniera migliore e piu' genuina di ascoltare un'interessante realta' Europea. C'e' un gran potenziale negli Angakok e spero vivamente che non spariscano dalla circolazione.

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