
NIECHĘĆ
"Niechęć"
[AUDIO CAVE / WYTWÓRNIA KRAJOVA 2016]
[AUDIO CAVE / WYTWÓRNIA KRAJOVA 2016]
I polacchi Niechęć sono quel raro, rasissimo caso ove la proposta musicale, seppur distante anni luce nelle forme da ciò che solitamente si definisce "musica estema", riesce in realtà, nella sostanza, a colpire in profondità l'ascoltatore. Certo, direte voi, un concetto come quello di "musica estrema" è difficilissimo da oggettivizzare, avendo, ognuno di noi, una "chiave di ascolto" data in base ai gusti o anche semplicemente ai momentanei stati d'animo. Estremo diventa in tal contesto, secondo il mio gusto o "chiave di ascolto" non tanto il quantitativo di dB sviluppati dalla band, o la velocità in bpm nell'esecuzione della proposta, quanto la capacità di creare, tramite musica o liriche (o entrambe), una serie di emozioni, sensazioni, stati d'animo capaci di alterare pesantemente e verso "il peggio", il mio momentaneo stato d'essere, rendendo le note una realtà formatrice/deformatrice o quantomeno un esperienza definibile "vissuta".
Andiamo però con ordine; chi sono e cosa fanno i Niechęć? Il quintetto di Varsavia propone quel che si può definire un nu-jazz infarcito da un enormità di altre influenze musicali, che rendono quindi il quintetto apprezzabile non solo dagli esperti di settore. Esplosi nel 2012 con il loro album d'esordio "Śmierć w miękkim futerku", dimostrano tutte le loro capacità compositivo/esecutive, divenendo subito una delle promesse della nuova leva jazz mondiale.
Ad aprile di quest'anno, i nostri rilasciano il loro secondo e omonimo full, da subito dimostratosi vera e propria punta di diamante nel panorama delle uscite mondiali di settore. "Niechec" si compone di otto canzoni dove al jazz di base, come detto in precedenza, si sommano un intero universo di altri stili e correnti musicali; abbiamo quindi soluzioni prossime all'acid jazz accostate ad altre più apertamente rockeggianti o addirittura "poppeggianti". Ma il vero collante di tutta l'opera è senza alcun dubbio il dark jazz,o jazz-noir se si preferisce. Oscuro come una notte senza luna, siamo pervasi da questo alone denso, freddo e fumoso di melanconia. Dalla prima traccia fino all'ultima, si è ammaliati e ipnotizati dal canto infelice di questa sirena imprigionata in una polverosa pellicola in bianco e nero degli anni venti. Un palpitante, vibrante basso a cui si associa una epilettica batteria, un placido pianoforte accostato a una chitarra quasi sempre acida e distorta risultano le fondamenta, le mura portanti ove s'è costruita tutta la struttura musicale. Pietra angolare di tutto,o ancor meglio, vero e proprio psicopompo dell'opera è il Sax, mattatore assoluto dell'intero lavoro, capace di dirigere in qualsiasi direzione il brano senza mai snaturare quell'atmosfera grigia o acida. Esempio lampante di ciò, il brano che stà a metà disco "Krew", un vero e proprio manifesto dell'intero lavoro dei cinque polacchi. Le apertute del sassofono sono come coltellate dritte al cuore, un assassinio dolcissimo, come il bacio di un'avvenente donna prima d'esser, da questa, ucciso.
Inutile dilungarsi nel descrivere ogni brano, troppe righe, troppe parole, troppe lettere sarebbero necessarie per tratteggiare anche solo un decimo del reale valore di questo album.
Per chi dunque si sente accostabile, prossimo al concetto di estremismo in musica, come da me sopra esposto, ma anche semplicemente per chi è curioso di scoprire orizzonti non prettamente estremi nella forma ma capaci di affondarvi come l'iceberg fece con il titanic, è assolutamente d'uopo ascoltarvi più e più volte, immergersi completamente in questa opera d'arte di assoluto valore, non ne rimarrete assolutamente delusi!
Vi posso assicurare che immergersi in questo oceano di melanconia è come affogare tra le spire di un suadente boa, bellissimo eppur risolutamente intenzionato a divorarci lentamente.
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