
CRUST
"True Shades Of The True World"
[SELF 2017]
Certe volte, non solo la musica piu' innovativa e' in grado di colpire nel segno. Forse questo e' un po' il caso dei Russi Crust. Con il loro nuovo "True Shades Of The True World" questi ragazzi han confezionato un disco che ha tantissimo potenziale e che, nonostante tutto, non credo sia stato ancora stampato da nessuno!!!
Prendete un pizzico di Cult Of Luna e mischiatelo con i migliori momenti di Dead Existence o Walk Through Fire, eccovi il mix perfetto per darvi una buona mezz'ora di schiaffi pesanti.
I Crust si avvalgono di strutture semplici in cui un basso possente ed un drumming preciso ed affilato fanno da piattaforma stabile per chitarre squisitamente gestite ed un approccio vocale che gode di una buonissima espressivita'.
"The Relicts Of Delusion", prima traccia dell'LP e' l'esempio lampante di questa combinazione di elementi. Forse il brano migliore tra i sei proposti per rompere il ghiaccio. Dopo un inizio degno di nota, i ragazzi si muovono su territori piu' sludge-oriented e la successiva "Avarice" offre un solido frammento di sludge moderno. Con composizioni degne dei migliori Crowbar ed un approccio che ricorda vagamente i Diesel King o i Grime, questi ragazzi si spingono tra territori gia' esplorati. Nonostante tutto, non passano inosservati. Questo grazie a cambi intelligenti che riportano la mente su momenti piu' "post" anziche' usare la distorsione come fine a se stessa. Ancora una volta, le chitarre giocano un ruolo importante con interessanti richiami stoner nelle lead e solos.
Quando "The Wrong Place" arriva, si crea come uno stacco tra la prima parte del disco e la seconda. Ora, era proprio necessario inserire un brano simile a meta' disco? Quasi sei minuti di "ambient" o "drone" per rompere in due la continuita' dei brani?
Potenzialmente no, pero' considerata la direzione intrapresa dalla band con la quarta traccia "True Shades Of The True World", forse non e' stata un'idea totalmente sbagliata.
Ci si ritrova davanti ad uno stacco quasi netto tra i primi brani e gli ultimi, con richiami piu' grunge e post anziche' sludge e stoner. Di fatto, questo brano nello specifico, da la possibilita' di assaporare una band che nonostante le palesi influenze, e' in grado di costruire canzoni solide che brillano di luce propria. Niente di nuovo sotto il sole, pero' tanto gusto nelle composizioni ed e' qui che i Crust fanno la differenza. In maniera simile a cio' che gia' proposero anni fa i 7 Tons Of Beard, questi ragazzi non puntano all'innovazione ma semplicemente a suonare cio' che amano nella maniera che amano. Qui, specialmente con questo brano che e' in fin dei conti la ciliegina sulla torta, i Crust fan ben capire che questo e' un album composto e registrato da amanti del genere per amanti del genere. I ragazzi non puntano ad un pubblico piu' ampio ma anzi cercan di far colpo su un pubblico gia' stabilito e, nel loro tentativo diretto, riescono nell'intento. "Few Last Drops Of Trust" e' anch'esso un brano che spinge la band nella stessa direzione e non cerca di colpire per innovazione quanto invece per qualita'.
La conclusiva "Space Justice" (degna della colonna sonora di "Dune") fa da contorno al tutto segnando l'album con un ultimo momento "ambient" prima di terminare.
In conclusione, quattro brani validi piu' due trascurabili. I due trascurabili non mancano di qualita' ma certamente li avrei usati per un disco piu' lungo anziche' per un mini che diventa full solo grazie a dieci minuti aggiuntivi di ambient.
Cio' che i Crust presentano e' un prodotto solido e che mostra potenziale indiscusso. Un EP che e' suonato e composto con gusto, in grado di mostrare una band molto interessante e che sa imponersi con facilita' nella playlist dell'ascoltatore sludge piu' stagionato.
Questi ragazzi han potenziale da vendere, ed ora sta a loro decidere come usarlo e quale direzione prendere. Nel frattempo, "True Shades Of The True World" da la possibilita' di assaporare un disco interessante e che si pone ad un livello medio alto nella marea di produzioni sludge moderne.
Prendete un pizzico di Cult Of Luna e mischiatelo con i migliori momenti di Dead Existence o Walk Through Fire, eccovi il mix perfetto per darvi una buona mezz'ora di schiaffi pesanti.
I Crust si avvalgono di strutture semplici in cui un basso possente ed un drumming preciso ed affilato fanno da piattaforma stabile per chitarre squisitamente gestite ed un approccio vocale che gode di una buonissima espressivita'.
"The Relicts Of Delusion", prima traccia dell'LP e' l'esempio lampante di questa combinazione di elementi. Forse il brano migliore tra i sei proposti per rompere il ghiaccio. Dopo un inizio degno di nota, i ragazzi si muovono su territori piu' sludge-oriented e la successiva "Avarice" offre un solido frammento di sludge moderno. Con composizioni degne dei migliori Crowbar ed un approccio che ricorda vagamente i Diesel King o i Grime, questi ragazzi si spingono tra territori gia' esplorati. Nonostante tutto, non passano inosservati. Questo grazie a cambi intelligenti che riportano la mente su momenti piu' "post" anziche' usare la distorsione come fine a se stessa. Ancora una volta, le chitarre giocano un ruolo importante con interessanti richiami stoner nelle lead e solos.
Quando "The Wrong Place" arriva, si crea come uno stacco tra la prima parte del disco e la seconda. Ora, era proprio necessario inserire un brano simile a meta' disco? Quasi sei minuti di "ambient" o "drone" per rompere in due la continuita' dei brani?
Potenzialmente no, pero' considerata la direzione intrapresa dalla band con la quarta traccia "True Shades Of The True World", forse non e' stata un'idea totalmente sbagliata.
Ci si ritrova davanti ad uno stacco quasi netto tra i primi brani e gli ultimi, con richiami piu' grunge e post anziche' sludge e stoner. Di fatto, questo brano nello specifico, da la possibilita' di assaporare una band che nonostante le palesi influenze, e' in grado di costruire canzoni solide che brillano di luce propria. Niente di nuovo sotto il sole, pero' tanto gusto nelle composizioni ed e' qui che i Crust fanno la differenza. In maniera simile a cio' che gia' proposero anni fa i 7 Tons Of Beard, questi ragazzi non puntano all'innovazione ma semplicemente a suonare cio' che amano nella maniera che amano. Qui, specialmente con questo brano che e' in fin dei conti la ciliegina sulla torta, i Crust fan ben capire che questo e' un album composto e registrato da amanti del genere per amanti del genere. I ragazzi non puntano ad un pubblico piu' ampio ma anzi cercan di far colpo su un pubblico gia' stabilito e, nel loro tentativo diretto, riescono nell'intento. "Few Last Drops Of Trust" e' anch'esso un brano che spinge la band nella stessa direzione e non cerca di colpire per innovazione quanto invece per qualita'.
La conclusiva "Space Justice" (degna della colonna sonora di "Dune") fa da contorno al tutto segnando l'album con un ultimo momento "ambient" prima di terminare.
In conclusione, quattro brani validi piu' due trascurabili. I due trascurabili non mancano di qualita' ma certamente li avrei usati per un disco piu' lungo anziche' per un mini che diventa full solo grazie a dieci minuti aggiuntivi di ambient.
Cio' che i Crust presentano e' un prodotto solido e che mostra potenziale indiscusso. Un EP che e' suonato e composto con gusto, in grado di mostrare una band molto interessante e che sa imponersi con facilita' nella playlist dell'ascoltatore sludge piu' stagionato.
Questi ragazzi han potenziale da vendere, ed ora sta a loro decidere come usarlo e quale direzione prendere. Nel frattempo, "True Shades Of The True World" da la possibilita' di assaporare un disco interessante e che si pone ad un livello medio alto nella marea di produzioni sludge moderne.
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