
Certe volte non serve la provenienza per esser capaci di registrare un disco che rimarra' al centro dell'atenzione per tutti gli amanti di un genere. Questo e' il caso dei Nishaiar, band etiope, che con questo debutto "Era I" e' in grado di mettere in discussione tutte le credenze popolari per quanto riguarda uno dei generi piu' "estremi" e la sua "provenienza geografica".
Questi ragazzi, chissa' se son poi davvero etiopi, han registrato un lavoro con i fiocchi che non ha niente da invidiare ai vari Fen o Lantlos (giusto per citare due nomi tra i maggiori esponenti del filone nel genere).
Grazie ad un massiccio uso di tastiere e distorsione (non solo usata per le chitarre ma anche in un certo qual modo la voce ricordando vagamente i Velvet Cacoon), questi ragazzi han creato un lavoro che fara' parlare parecchio.
Non si tratta di innovazione ma di una maniera piu' che riuscita di interpretare un genere con successo. Piccolo neo di cui vorrei accennare e' la maniera in cui i brani son "completati", con un fade-out costante usato per dare un senso forse di "continuita'" la dove la psichedelia delle tracce non riesce ad arrivare. Non voglio davvero andare a parlare di questo lavoro traccia per traccia. Voglio invece dire che nella sua totalita' "Era I" e' un esordio ben riuscito e composto, in grado di mettere in mostra musicisti che han le idee chiare quando si tratta di allestire un album valido ed evocativo.
Al dila' dei vari momenti black metal, si posson godere cambi interessanti come quello presentato in "Metamorphosis", traccia che mette in risalto una band che potrebbe spingersi oltre il genere nei tempi a venire. Ancora "Ozdhar", la penultima traccia dell'album, e' forse la perfetta dismostrazione di un apice compositivo che attinge dai sinfonici '90 per reinterpretarli in chiave contemporanea.
Un debutto che ha tutte le carte in regola per mostrare un progetto interessante. Non atipico, ma che riesce a generare un certo livello di curiosita'. Il timore piu' grande e' vedere i Nishaiar arrivare a diventare un clone insipido di altre realta' piu' note (cosa che non mi sorprenderebbe visto il genere proposto). Se il progetto restera' in vita, la scelta piu' grande da prendere per la band sara' il decidere cosa proporre in futuro per due semplici ragioni: non ripetere cio' che gia' e' stato fatto con il debutto, non diventare banali. Chissa' cosa arrivera' in futuro se qualcosa arrivera'. Per ora, kudos per la proposta e le intenzioni.
Questi ragazzi, chissa' se son poi davvero etiopi, han registrato un lavoro con i fiocchi che non ha niente da invidiare ai vari Fen o Lantlos (giusto per citare due nomi tra i maggiori esponenti del filone nel genere).
Grazie ad un massiccio uso di tastiere e distorsione (non solo usata per le chitarre ma anche in un certo qual modo la voce ricordando vagamente i Velvet Cacoon), questi ragazzi han creato un lavoro che fara' parlare parecchio.
Non si tratta di innovazione ma di una maniera piu' che riuscita di interpretare un genere con successo. Piccolo neo di cui vorrei accennare e' la maniera in cui i brani son "completati", con un fade-out costante usato per dare un senso forse di "continuita'" la dove la psichedelia delle tracce non riesce ad arrivare. Non voglio davvero andare a parlare di questo lavoro traccia per traccia. Voglio invece dire che nella sua totalita' "Era I" e' un esordio ben riuscito e composto, in grado di mettere in mostra musicisti che han le idee chiare quando si tratta di allestire un album valido ed evocativo.
Al dila' dei vari momenti black metal, si posson godere cambi interessanti come quello presentato in "Metamorphosis", traccia che mette in risalto una band che potrebbe spingersi oltre il genere nei tempi a venire. Ancora "Ozdhar", la penultima traccia dell'album, e' forse la perfetta dismostrazione di un apice compositivo che attinge dai sinfonici '90 per reinterpretarli in chiave contemporanea.
Un debutto che ha tutte le carte in regola per mostrare un progetto interessante. Non atipico, ma che riesce a generare un certo livello di curiosita'. Il timore piu' grande e' vedere i Nishaiar arrivare a diventare un clone insipido di altre realta' piu' note (cosa che non mi sorprenderebbe visto il genere proposto). Se il progetto restera' in vita, la scelta piu' grande da prendere per la band sara' il decidere cosa proporre in futuro per due semplici ragioni: non ripetere cio' che gia' e' stato fatto con il debutto, non diventare banali. Chissa' cosa arrivera' in futuro se qualcosa arrivera'. Per ora, kudos per la proposta e le intenzioni.
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