Quanto si parla di produzioni che arrivano per mano della Drown Within Records, ci si trova sempre a parlare di grandi lavori ed ultimamente fa piacere vedere che anche la Icore Produzioni si sta dando da fare in questa stessa direzione. I ragazzi della DWR non han mai avuto il timore di osare e tirar fuori album davvero validi, in una costante ed incredibile ripetersi di dischi inarrivabili che spesso vengono stampati e promossi da entita' discografiche diverse.
Questo susseguirsi di "successi" e' facilmente riscontrabile anche nel nuovo lavoro di Montezuma, formazione italianissima che, ormai attiva da piu' di un decennio, ha sfornato con questo nuovo "Sutura" un lavoro spettacolare.
Le sonorita' della band di Pesaro si spostano a cavallo tra post ed indie senza dimenticare accenni al limite dello stoner. Una leggera venatura prog e' facilmente identificabile in frangenti piu' o meno rapidi in cui, sopratutto il drumming, si avvale di strutture perfettamente arrangiate dando dinamicita' a momenti piu' ambient e shoegaze in un contesto prettamente post.
Un calderone di influenze che tiene alta la tensione durante i sette brani che combongono un LP formato da "strati". Infatti, le varie influenze che lo compongono, son caricate una sopra l'altra dando la possibilita' di individuare, ad ogni ascolto, ombre diverse della stessa immagine.
Parlare di innovazione non e' possibile dato che, in fin dei conti, non c'e' niente di nuovo nella proposta dei Montezuma. Il punto di forza del disco e' affidato completamente alle emozioni che ogni singolo brano riesce a trasmettere e, come spesso accade nel post, questo e' un discorso piu' che normale e comprensibile.
Tenendo in considerazione quest'aspetto importantissimo, ci son chiaramente dei brani che spiccano rispetto ad altri per il livello di drammaticita' ed i sentimenti forti che traspirano cambio dopo cambio.
L'unico neo che forse si puo' trovare in "Sutura" e' la sequenza in cui i brani son presentati che, a mio parare, non son stati gestiti in modo da svilupparne l'intero potenziale del disco in maniera piu' organica. Dopo un inizio stellare, ci si ritrova nella seconda parte del disco un po' sconcertati. Ogni capitolo dell'album e' incredibilmente orchestrato e presentato ma nella sua totalita', e' come se la band abbia scritto racconti brevi sconnessi tra loro invece di un romanzo che possa seguire un filo unico.
Tolto forse l'opener "Limiti" che ho trovato leggermente troppo veloce nella sequenza iniziale e narrata, i successivi "Mangrovia" ed "Altrove" son potenzialmente gli highlight del lavoro per quanto riguarda la complessita' delle strutture ed il fatto che la band ha inserito tutte le influenze elencate prima in due brani mastodontici. In queste due canzoni non mancano i colpi di scena, i passaggi che trascinano l'ascoltatore su e giu' in una giostra senza fine. Davvero notevoli i momenti piu' "ambient" intervallati da sfuriate piu' rapide che collassano in frangenti post impeccabilmente eseguiti.
Kudos per la prova ben riuscita che vale in se l'intero lavoro.
Quando si arriva ad "Ex-Press", il senso di dinamicita' si assottiglia e l'ascoltatore ha la possibilta' di avere un piccolo break prima di trovarsi scaraventato sulla seconda parte del disco che, in linea di massima, cerca di convergere il meglio della prima parte negli ultimi tre brani.
"Insulo De La Rozoj" tuttavia non ha forse la potenza giusta per riuscire nella transizione.
Non si tratta di una nota negativa dato che i brani, presi individualmente, son esempi ben riusciti di post-rock di qualita'. Avrei preferito forse "Oregon Tashkent", la sesta traccia dell'album, ad intervallare il disco usando la quarta e quinta traccia in altri momenti.
"Oregon Tashkent" avrebbe forse funzionato meglio data la sua struttura ed intercalare che, secondo il mio parere, avrebbe costituito il ponte perfetto tra le due meta' dell'intero lavoro. La conclusiva "Calypso" ha anch'essa la maestosita' dei momenti migliori dell'intero LP. Bellissima la parte narrata (sarebbe bello poter ascoltare un inedit senza la voce narrata per assaporare la bellezza della musica sola) che accompagna la musica, toccante, annichilente, abile nel trascinare l'ascoltatore attraverso un viaggio che porta le lacrime agli occhi. Quanto il brano cambia, li si vede la padronanza del genere per una band che riesce a dar vita a momenti di pura estasi.
In conclusione, "Sutura" e' un lavoro piu' che meritevole. I ragazzi coinvolti nel progetto son abili nel creare brani magici e momenti unici. Avrei certamente gradito un lavoro piu' organico ma nel complesso i Montezuma han davvero superato se stessi e mi han dato i brividi!
Spero in un nuovo lavoro in tempi brevi perche' non credo ne avro' mai abbastanza di questa gemma del post-rock made in Italy.
Questo susseguirsi di "successi" e' facilmente riscontrabile anche nel nuovo lavoro di Montezuma, formazione italianissima che, ormai attiva da piu' di un decennio, ha sfornato con questo nuovo "Sutura" un lavoro spettacolare.
Le sonorita' della band di Pesaro si spostano a cavallo tra post ed indie senza dimenticare accenni al limite dello stoner. Una leggera venatura prog e' facilmente identificabile in frangenti piu' o meno rapidi in cui, sopratutto il drumming, si avvale di strutture perfettamente arrangiate dando dinamicita' a momenti piu' ambient e shoegaze in un contesto prettamente post.
Un calderone di influenze che tiene alta la tensione durante i sette brani che combongono un LP formato da "strati". Infatti, le varie influenze che lo compongono, son caricate una sopra l'altra dando la possibilita' di individuare, ad ogni ascolto, ombre diverse della stessa immagine.
Parlare di innovazione non e' possibile dato che, in fin dei conti, non c'e' niente di nuovo nella proposta dei Montezuma. Il punto di forza del disco e' affidato completamente alle emozioni che ogni singolo brano riesce a trasmettere e, come spesso accade nel post, questo e' un discorso piu' che normale e comprensibile.
Tenendo in considerazione quest'aspetto importantissimo, ci son chiaramente dei brani che spiccano rispetto ad altri per il livello di drammaticita' ed i sentimenti forti che traspirano cambio dopo cambio.
L'unico neo che forse si puo' trovare in "Sutura" e' la sequenza in cui i brani son presentati che, a mio parare, non son stati gestiti in modo da svilupparne l'intero potenziale del disco in maniera piu' organica. Dopo un inizio stellare, ci si ritrova nella seconda parte del disco un po' sconcertati. Ogni capitolo dell'album e' incredibilmente orchestrato e presentato ma nella sua totalita', e' come se la band abbia scritto racconti brevi sconnessi tra loro invece di un romanzo che possa seguire un filo unico.
Tolto forse l'opener "Limiti" che ho trovato leggermente troppo veloce nella sequenza iniziale e narrata, i successivi "Mangrovia" ed "Altrove" son potenzialmente gli highlight del lavoro per quanto riguarda la complessita' delle strutture ed il fatto che la band ha inserito tutte le influenze elencate prima in due brani mastodontici. In queste due canzoni non mancano i colpi di scena, i passaggi che trascinano l'ascoltatore su e giu' in una giostra senza fine. Davvero notevoli i momenti piu' "ambient" intervallati da sfuriate piu' rapide che collassano in frangenti post impeccabilmente eseguiti.
Kudos per la prova ben riuscita che vale in se l'intero lavoro.
Quando si arriva ad "Ex-Press", il senso di dinamicita' si assottiglia e l'ascoltatore ha la possibilta' di avere un piccolo break prima di trovarsi scaraventato sulla seconda parte del disco che, in linea di massima, cerca di convergere il meglio della prima parte negli ultimi tre brani.
"Insulo De La Rozoj" tuttavia non ha forse la potenza giusta per riuscire nella transizione.
Non si tratta di una nota negativa dato che i brani, presi individualmente, son esempi ben riusciti di post-rock di qualita'. Avrei preferito forse "Oregon Tashkent", la sesta traccia dell'album, ad intervallare il disco usando la quarta e quinta traccia in altri momenti.
"Oregon Tashkent" avrebbe forse funzionato meglio data la sua struttura ed intercalare che, secondo il mio parere, avrebbe costituito il ponte perfetto tra le due meta' dell'intero lavoro. La conclusiva "Calypso" ha anch'essa la maestosita' dei momenti migliori dell'intero LP. Bellissima la parte narrata (sarebbe bello poter ascoltare un inedit senza la voce narrata per assaporare la bellezza della musica sola) che accompagna la musica, toccante, annichilente, abile nel trascinare l'ascoltatore attraverso un viaggio che porta le lacrime agli occhi. Quanto il brano cambia, li si vede la padronanza del genere per una band che riesce a dar vita a momenti di pura estasi.
In conclusione, "Sutura" e' un lavoro piu' che meritevole. I ragazzi coinvolti nel progetto son abili nel creare brani magici e momenti unici. Avrei certamente gradito un lavoro piu' organico ma nel complesso i Montezuma han davvero superato se stessi e mi han dato i brividi!
Spero in un nuovo lavoro in tempi brevi perche' non credo ne avro' mai abbastanza di questa gemma del post-rock made in Italy.
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