
HIPOXIA
Si Devs Esset Occidendvs Erit | Monvmentvm Ab Khaos I
[AMERICAN LINE 2016]
Gli Hipoxia son forse la miglior band del genere dopo Stabat Mater e Hyponic. Il loro suono denso e ricco di basse frequenze, minimale ma al contempo intenso, e' una manna per tutti coloro che son innamorati del funeral doom dalla forte identita' death/dark con richiami alla psichedelia nichilista di bands come gli eccelsi Drug Honkey o i Fister nel loro capolavoro "Gemini".
Un lavoro importante per la band spagnola che arriva con questo disco alla quarta fatica discografica.
Nel momento in cui le similitudini con le sopra citate band si fan udibili, sia nella struttura dei brani che nell'approccio vocale, ci si ritrova improvvisamente in una dimensione buia dove echi distanti, riverberi possenti di pura matrice black e voci a cavallo tra sogno ed incubo, scandiscono l'avanzare di brani monolitici.
La scelta del mix e dei suoni e' volutamente primitiva ed al contempo moderna. Primitiva perche' si affaccia su sonorita' nostalgiche che riportano ai primi dei 90. Un suono vintage quindi, che non ha timore di esporre le proprie radici ed al contempo, osare con una produzione bilanciata e digitale.
Il drumming, che gode di un mix indipendente e vagamente distaccato dal riverbero delle chitarre (troppo pesante per dare un senso di unita' ed ambiente unico in combinazione con la batteria), gioca un ruolo importantissimo mentre la parte "moderna" del progetto ricorda le parti piu' evocative e allucinate dei Drug Honkey nel loro "Ghost In The Fire".
Quel misto di sludge, black, death, in un contesto che non e' assolutamente innovativo ma emotivamente instabile, convince parecchio e da la possibilita' di assaporare un lavoro unico e totalmente distruttivo.
Un lavoro che mi ha fatto apprezzare una band capace di creare stati di ansia e depressione come non mi capitava da tempo. "Si Devs Esset Occidendvs Erit" e' per il sottoscritto assolutamente imperdibile! Un LP che con i suoi tre brani ed oltre 3/4 d'ora di malattia in musica e' in grado di trasportare l'ascoltatore in uno stato di oblio e trance.
Un lavoro importante per la band spagnola che arriva con questo disco alla quarta fatica discografica.
Nel momento in cui le similitudini con le sopra citate band si fan udibili, sia nella struttura dei brani che nell'approccio vocale, ci si ritrova improvvisamente in una dimensione buia dove echi distanti, riverberi possenti di pura matrice black e voci a cavallo tra sogno ed incubo, scandiscono l'avanzare di brani monolitici.
La scelta del mix e dei suoni e' volutamente primitiva ed al contempo moderna. Primitiva perche' si affaccia su sonorita' nostalgiche che riportano ai primi dei 90. Un suono vintage quindi, che non ha timore di esporre le proprie radici ed al contempo, osare con una produzione bilanciata e digitale.
Il drumming, che gode di un mix indipendente e vagamente distaccato dal riverbero delle chitarre (troppo pesante per dare un senso di unita' ed ambiente unico in combinazione con la batteria), gioca un ruolo importantissimo mentre la parte "moderna" del progetto ricorda le parti piu' evocative e allucinate dei Drug Honkey nel loro "Ghost In The Fire".
Quel misto di sludge, black, death, in un contesto che non e' assolutamente innovativo ma emotivamente instabile, convince parecchio e da la possibilita' di assaporare un lavoro unico e totalmente distruttivo.
Un lavoro che mi ha fatto apprezzare una band capace di creare stati di ansia e depressione come non mi capitava da tempo. "Si Devs Esset Occidendvs Erit" e' per il sottoscritto assolutamente imperdibile! Un LP che con i suoi tre brani ed oltre 3/4 d'ora di malattia in musica e' in grado di trasportare l'ascoltatore in uno stato di oblio e trance.
No comments:
Post a Comment