
THE HUMAN QUENA ORCHESTRA
The Politics Of The Irredeemable
[CRUCIAL BLAST 2011]
Se i Nadja con il loro capolavoro "Corrasion" potessero esser mescolati con Nortt e Celestiial, si potrebbe vagamente arrivare ad un punto di incontro che possa descrivere il suono di The Human Quena Orchestra.
E' funeral doom, drone, industrial, sludge, cosi' saturo e distorto che l'ascoltatore si sente schiacciato dal peso di una cascata di suoni che immergono la mente in una dimensione tetra e fluida.
Non c'e' differenza tra luce ed oscurita' perche' i brani che compongono "The Politics Of The Irredeemable" posson brillare di luce propria, pur aggrappandosi ad un suono che trascina verso il fondo. Un abisso mentale a cui e' difficile sfuggire.
Un suono che, nonostante le sopracitate band, riesce a donare una personalita' piena e distinta a questo progetto che e' unico nel suo genere. Bands come gli inglesi Khost potrebbero vagamente avvicinarsi al suono di THQO e potrebbero forse essere intesi come una normale evoluzione di cio' che questa band inizio' anni prima.
Incredibilmente solidi e compatti, nella scelta dei suoni e negli accordi di chitarra minimali che lavorano ritmicamente piuttosto che tessere melodie. Queste son lasciate al noise di fondo che crea l'intera atmosfera. Un vago ricordo di Spektr, Nihil Nocturne e primi Black Autumn puo' essere percepito tra un eco distante ed un urlo straziato. La bestia e' li pronta a scattare fuori dal nulla e strappare pezzi di cervello minuto dopo minuto. Questo e' un colossale lavoro che va assaporato sino all'ultimo secondo. Un disco intenso ma che si fa apprezzare ascolto dopo ascolto. Semplicemente geniale!
E' funeral doom, drone, industrial, sludge, cosi' saturo e distorto che l'ascoltatore si sente schiacciato dal peso di una cascata di suoni che immergono la mente in una dimensione tetra e fluida.
Non c'e' differenza tra luce ed oscurita' perche' i brani che compongono "The Politics Of The Irredeemable" posson brillare di luce propria, pur aggrappandosi ad un suono che trascina verso il fondo. Un abisso mentale a cui e' difficile sfuggire.
Un suono che, nonostante le sopracitate band, riesce a donare una personalita' piena e distinta a questo progetto che e' unico nel suo genere. Bands come gli inglesi Khost potrebbero vagamente avvicinarsi al suono di THQO e potrebbero forse essere intesi come una normale evoluzione di cio' che questa band inizio' anni prima.
Incredibilmente solidi e compatti, nella scelta dei suoni e negli accordi di chitarra minimali che lavorano ritmicamente piuttosto che tessere melodie. Queste son lasciate al noise di fondo che crea l'intera atmosfera. Un vago ricordo di Spektr, Nihil Nocturne e primi Black Autumn puo' essere percepito tra un eco distante ed un urlo straziato. La bestia e' li pronta a scattare fuori dal nulla e strappare pezzi di cervello minuto dopo minuto. Questo e' un colossale lavoro che va assaporato sino all'ultimo secondo. Un disco intenso ma che si fa apprezzare ascolto dopo ascolto. Semplicemente geniale!
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