
Ogni volta che ascolto questo disco, mi chiedo perche' la vita sia tanto miserabile e brividi scorrono per la schiena. Certe volte ci son cose che non siamo in grado di combattere e gli Abandon son purtroppo l'esempio di tutto cio'.
Un lavoro non facile da recensire ed incredibilmente sofferto che necessita una breve spiegazione sul suo concepimento prima di esser analizzato: band storica del panorama hardcore svedese, questi ragazzi han lasciato come loro "testamento" il loro "The Dead End" targato 2009.
Dopo varie vicessitudini che han incluso due membri della band gravemente malati ed uno che e' morto poco prima dell'uscita di questo lavoro, gli Abandon han deciso di pubblicare questo ultimo capitolo della loro storia in memoria dell'amico caduto.
Non c'e' positivita' in questo disco, non c'e' luce, solo un sofferto e stridulo addio. In verita' questo e' un monumento alla tristezza, alla rassegnazione, al declino.
Con "Pitch Black Hole" inizia una discesa ripida verso l'oblio. Tra il suo incedere lento ed un cantato che si lamenta senza sosta, si intravede subito la strada intrapresa da quest'intera opera. Da li a poco, ricordi vaghi di momenti passati, "Lost We Are" continua nella stessa direzione e quella vena hardcore si fonde con un funeral sludge che ha una pesantezza emotiva e musicale profondissima. I minuti passano e ci si ritrova trascinati sempre piu' giu', sempre piu' in basso. Si iniziano ad intravedere i margini di un monolite che si erge cupo, come pietra tombale, a cavallo tra generi, a cavallo di consapevolezza e rassegnazione.
Ancora come ricordi, che appaiono e scompaiono nel nulla, non c'e' una nota fuori posto, non un'emozione che non si possa percepire nel suo contesto, in un arrivederci che maledice la vita ma che allo stesso tempo, tenta di celebrarne i momenti, forse, piu' felici.
L'abbandono, la rassegnazione, si fondono con una realta' nuda e la sua negativita'. Come una giostra senza fine "Falling Into Place" continua a elargire momenti di tristezza e inizia a nutrirsi di quel senzo di sofferenza che permeava i brani precedenti. Sonorita' leggermente differenti si fan avanti e forse qui si nota un cambio in cio' che han mostrato i brani precedenti. Tuttavia "Eulogy I" interrompe quel senso di "euforia forzata" e riporta il tutto al punto precedente mentre ritrascina la mente verso il fondo poco prima di sferzare un ennesimo colpo duro con "In Reality Suffer" e la title-track "The Dead End". Da li in poi, con ancora oltre trenta minuti di musica da ascoltare, ci si accorge di quanto questo disco sia un mastondontico monumento funebre. Forse suonato, composto e realizzato con altre intenzioni, e' di fatto un album che ha forse cercato di esorcizzare il dolore/rancore tremite le sue composizioni. Infatti, con "It's All Gone" ed il suo "intermezzo" intorno al quarto minuto, l'album raggiunge un apice estremo. Lacrime potrebbero facilmente cadere a questo punto. La testa si muove lentamente su e giu' ad un ritmo straziante. Il finale dell'album continua a muoversi verso l'oscurita', senza limiti, senza freni, con "There Is No Escape".
Quando "Eulogy II" arriva, e ci si aspetta una fine per questo mare di tristezza, ci si accorge che la fine non arrivera' tanto facilmente. Per quasi venti minuti, infatti, quest'ultimo brano non dara' tregua a quel senso di frustrazione e disperazione. Con il suo drone monotono che rimane li per un lungo, dilatato, addio prima di un esplosione che segna l'agonizante fine. Agonizante perche' dopo cosi' tanto dolore, cosi' tanta negativita', cosi' tanta rassegnazione, il tutto si e' trasformato in un viaggio verso il fondo. Una volta arrivati li, gli Abandon han scavato per lasciar sepolto il tutto. Han creato, in un disco unico, un funerale mentale per un sentito arrivederci.
Questo non e' un disco da prendere alla leggera ma anzi un LP che puo' lasciare emotivamente dissociati dalla realta'. Ascoltato con un'idea di fondo del perche' o per come sia stato concepito, il tutto e' inverosimilmente crudo. Un lavoro che va menzionato come uno dei piu' sinceri album di tutti i tempi nel metal estremo. Un lavoro che da spazio a sentimenti, musica ed emozioni come pochi altri sanno ed han saputo fare. Addio Abandon, spero che voi ragazzi abbiate avuto modo di vivere tempi migliori dopo di tutto questo.
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