
MOANAA
"Passage"
[ARACHNOPHOBIA RECORDS 2016]
"Passage"
[ARACHNOPHOBIA RECORDS 2016]
Le nuove generazioni metal han davvero un bagaglio infinito di possibilita'.. ed e' quasi impossibile pensare a quante combinazioni di generi e stili potrebbero esser concepite da qui a poco tempo. Altrettanto impossibile e' capire se un album e' genuinamente unico o invece si rifa' ad un prodotto gia' pubblicato anni prima. Tuttavia, in questa confusione generale, in questo modo di re-interpretare o riscrivere anni di storia della musica, c'e' sempre un lavoro che avrebbe potuto o potrebbe spiccare sopra tonnellate di altre uscite.
Questa e' un po' la storia della musica metal negli ultimi quindici o vent'anni. L'avvento di internet e' stato una benedizione o anche una maledizione da questo punto di vista. La cosa che tuttavia affascina sempre, e' l'iniziativa e la qualita' di certe uscite. Al dila' del genere, al dila' dei gusti personali, ci son sempre dei lavori che osservati con occhio critico hanno senza ombra di dubbio alcuno, quella marcia in piu' che manca a tanti altri. L'etichetta polacca Arachnophobia Records e' una realta' europea che ha il talento di scoprire e dar voce ad alcune di queste realta'.
I Moanaa, band anch'essa polacca, arrivata con questo "Passage" alla terza fatica discografica, e' forse una delle realta' europee con il maggior potenziale per poter diventare un gruppo da "top-chart" nel movimento "alternative metal" o come lo si voglia chiamare.
In grado di attingere un significante volume di influenze da generi e sottogeneri, la band e' riuscita a concentrare in questo nuovo lavoro la tecnicita' del math, con le atmosfere del post, dello shoegaze, e l'estro di bands ben piu' conosciute come ad esempio i Texture. Con quel taglio al limite del djent che potrebbe dare uno spessore di pesantezza ai vari brani, questi ragazzi han scritto un disco che merita un occhio di riguardo per le sue composizioni perfette, la produzione di alto livello e la voglia di osare che manca a tanti lavori per diventare dischi qualitativamente migliori.
Nonostante brani di lunghezza media sopra gli otto minuti, la scorrevolezza di questo lavoro e' uno dei pregi di cui "Passage" e' in grado di godere. La performance di K-Vas come cantante e' anch'essa degna di nota. Di fatto, nonostante le voci pulite coprano una buona parte del disco, questo ragazzo ha un talento che non si puo' negare. In grado di trasmettere sensazioni forti, ed in grado di cambiare ed evolvere a passo di un genere che odia la staticita', ci si ritrova ad ascoltare sfumature di cantato che si intrecciano magistralmente con i vari brani. La voce diventa qui uno strumento in grado di elaborare ed arricchire ogni nota.
Highlight dell'intero lavoro e' forse "Terra Mater", in cui la band da spazio ad un susseguirsi di parti melodiche e piu' "violente", riuscendo perfettamente a trascinare l'ascoltatore attraverso l'intero brano per oltre dodici minuti con un finale a sorpresa che e' pura magia.
Una prova assolutamente oltre gli standard dei vari generi che descrivono un capolavoro, dando spazio ad una band matura e che ha raggiunto vette sognate da tanti.
Questa e' un po' la storia della musica metal negli ultimi quindici o vent'anni. L'avvento di internet e' stato una benedizione o anche una maledizione da questo punto di vista. La cosa che tuttavia affascina sempre, e' l'iniziativa e la qualita' di certe uscite. Al dila' del genere, al dila' dei gusti personali, ci son sempre dei lavori che osservati con occhio critico hanno senza ombra di dubbio alcuno, quella marcia in piu' che manca a tanti altri. L'etichetta polacca Arachnophobia Records e' una realta' europea che ha il talento di scoprire e dar voce ad alcune di queste realta'.
I Moanaa, band anch'essa polacca, arrivata con questo "Passage" alla terza fatica discografica, e' forse una delle realta' europee con il maggior potenziale per poter diventare un gruppo da "top-chart" nel movimento "alternative metal" o come lo si voglia chiamare.
In grado di attingere un significante volume di influenze da generi e sottogeneri, la band e' riuscita a concentrare in questo nuovo lavoro la tecnicita' del math, con le atmosfere del post, dello shoegaze, e l'estro di bands ben piu' conosciute come ad esempio i Texture. Con quel taglio al limite del djent che potrebbe dare uno spessore di pesantezza ai vari brani, questi ragazzi han scritto un disco che merita un occhio di riguardo per le sue composizioni perfette, la produzione di alto livello e la voglia di osare che manca a tanti lavori per diventare dischi qualitativamente migliori.
Nonostante brani di lunghezza media sopra gli otto minuti, la scorrevolezza di questo lavoro e' uno dei pregi di cui "Passage" e' in grado di godere. La performance di K-Vas come cantante e' anch'essa degna di nota. Di fatto, nonostante le voci pulite coprano una buona parte del disco, questo ragazzo ha un talento che non si puo' negare. In grado di trasmettere sensazioni forti, ed in grado di cambiare ed evolvere a passo di un genere che odia la staticita', ci si ritrova ad ascoltare sfumature di cantato che si intrecciano magistralmente con i vari brani. La voce diventa qui uno strumento in grado di elaborare ed arricchire ogni nota.
Highlight dell'intero lavoro e' forse "Terra Mater", in cui la band da spazio ad un susseguirsi di parti melodiche e piu' "violente", riuscendo perfettamente a trascinare l'ascoltatore attraverso l'intero brano per oltre dodici minuti con un finale a sorpresa che e' pura magia.
Una prova assolutamente oltre gli standard dei vari generi che descrivono un capolavoro, dando spazio ad una band matura e che ha raggiunto vette sognate da tanti.
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