
Un brivido scorre lungo la schiena mentre il tempo si ferma e le emozioni scorro forti attraverso le nostre vene inebriate dall'oscurità mentre attorno a noi un vento gelido si innalza e il nostro cuore inizia a battere forte e fiero sospinto da melodie che richiamano tempi andati.
Questo è quello che si prova ad ascoltare la nuova prova in studio dei finlandesi Clandestine Blaze, "City Of Slaughter", che come un fulmine squarcia la nebbia del panorama black metal con il suo spirito genuino e sincero che si contrappone alla attuale scena dedita alla nera fiamma, spesso troppo attenta ad essere innovativa e narcisista nella sua continua ricerca di un'affermazione artistica ed intellettuale da dimenticarsi le pulsioni primordiali che guidavano questa musica.
I Clandestine Blaze anche questa volta si confermano un gruppo sopra le righe e al di fuori di ogni schema, impronta voluta che riflette la personalità estrosa ed estrema del suo leader Mikko Aspa, pubblicando questo nuovo album senza promozione o senza altisonanti proclamazioni.
A parlare qui è soltanto la musica e il pensiero elaborato e poco incline a compromessi o censure di Aspa, sempre al limite del politicamente scorretto e dell'estrema destra, che si può non condividere ma non si può bollare come semplici schiamazzi nazional-popolari (alla Salvini per intenderci) in quanto frutto di attenti studi ed analisi.
"City Of Slaughter" è un disco che nella sua semplice rilettura dei dettami dei Darkthrone (da sempre gruppo guida di Aspa) riesce attraverso melodie cupe e tronfie (caratteristica tipica della scena finlandese) a riportare alla mente quella eccitazione che ogni blackster prova al primo ascolto di un qualunque masterpiece che sconvolse le turbolente giornate dei primi anni novanta.
Non troverete dunque innovazione o soluzioni estranee al genere, compreso l'uso di tastiere e campionamenti, ma semplicemente sette brani in cui spicca la personalità del proprio leader, sempre attento a non limitarsi al copia incolla o alla ripetitività fine a se stessa.
Davanti a noi si erigono brani in cui si alternano sfuriate in blast-beat dedite alla furia oltranzista e momenti la melodia prende il sopravvento rendendo i brani epici e toccanti ("Century Of Fire", "The Voice Of Our Mythical Past").
Non mancano i mid-tempo ossessivi ed evocativi dall spirito marziale che da sempre sono un classico per il gruppo ("Remembrance Of A Ruin" o "Return Into The City Of Slaughter").
Quella che abbiamo per le mani in definitiva è un ottimo esempio di black metal che tiene testa ai classici del genere e soddisfa le aspettative sia dei nostalgici come me che dei neofiti.
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